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Olimpia On the Road: Monaco di Baviera

02/10/2020
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C’è una caratteristica che accomuna tutti i giocatori del mondo, non importa quanto bravi, affermati, o di quale estrazione culturale: salgono sull’aereo – tutti – solo quando costretti ovvero quando non è più possibile attendere. Succede anche a Malpensa quando l’Olimpia si imbarca sul volo Lufthansa per Monaco di Baviera. 65 minuti di volo per il primo impegno europeo. E’ il giorno fortunato di Kaleb Tarczewski: sofferente negli spazi angusti dell’aeromobile, trova un gentile passeggero che gli offre il posto accanto all’uscita di emergenza che ha più “leg room” e gli consente un viaggio migliore.

E’ capitato in passato di trovare Monaco sommersa dalla neve. Ma siamo appena a ottobre e invece la temperatura è mite, i caffè all’aperto sono affollati, il che di questi tempi non è necessariamente un bel segnale, il sole splende e Marienplatz, la piazza principale di Monaco, con il suo Neuen Rathaus, il nuovo municipio letteralmente, con la sua imponente torre dell’orologio, è presa d’assalto dai passanti.

E’ la prima trasferta europea della stagione di EuroLeague, atipica: è la stessa di un anno fa, è un’altra apertura lontano da casa come succede spesso, ma si giocherà a porte chiuse. Il Bayern ha sperato in un provvedimento che le permettesse di ospitare qualche spettatore, ma non l’ha ottenuto. Si giocherà all’Audi Dome, il vecchio impianto costruito nel 1972 per ospitare il torneo di basket delle Olimpiadi di Monaco, quello della famosa vittoria sovietica contro gli Stati Uniti, che persero in modo rocambolesco la prima gara olimpica della storia. Ovviamente, è un’arena ricostruita nel tempo, in cui il Bayern gioca dal 2011. L’Olimpia vi mette piede per la quarta volta: vinse nel 2014 con una grande prova di Joe Ragland. Ha perso invece nelle ultime due occasioni, ma si è trattato sempre di partite tirate. Contro lo stesso Bayern, l’Olimpia ha rimontato da meno 20 lo scorso anno, solo che si giocava a Milano.

E’ una trasferta diversa anche perché l’ultimo allenamento avviene a destinazione, mentre normalmente ci si allena a Milano e solo dopo si parte. L’Olimpia ha portato in Germania 13 giocatori, lasciando dietro Vlado Micov e Kevin Punter, infortunati. Malcolm Delaney torna nel luogo in cui la sua carriera europea è decollata. E’ a Monaco che ha debuttato in EuroLeague, poi c’è stata Kuban, c’è stata la NBA, c’è stato il Barcellona. L’allenamento comincia alle 20 in mezzo al boschetto che ospita l’arena. La seduta del giorno prima non è mai né lunga né impegnativa. La prima parte è dedicata al tiro, anche se Rodriguez e Tarczewski lavorano insieme sul gioco in post basso del centro dell’Olimpia. La porzione dedicata alla squadra è soprattutto al gioco in transizione, una ventina di minuti su e giù per tutti. I tiri liberi, canonici, chiudono la seduta. Poi come prevedono le norme anti-COVID si abbandona l’arena rinviando la doccia all’arrivo in hotel, ad una ventina di minuti di strada. Ed è lì che tengono banco le partite della serata di apertura di EuroLeague. Attenzione dedicata soprattutto al big-match di Barcellona.

Ci sono momenti precisi che scandiscono invece il “game day”. L’allenamento, che è sostanzialmente una seduta di tiro e attivazione muscolare, il pranzo, la riunione pre partita, lo snack che precede il viaggio in arena e naturalmente la partita. La squadra pianifica l’arrivo in arena novanta minuti prima della palla a due. Poi ogni giocatore ha la sua routine o le sue scaramanzie. Zach LeDay non abbandona mai il suo zainetto; Gigi Datome dopo aver tirato si ferma qualche minuto a leggere; Vlado Micov, che non è ovviamente a Monaco, è sempre il primo a uscire dallo spogliatoio per andare in campo; Sergio Rodriguez esce dallo spogliatoio correndo; Kaleb Tarczewski vi fa ritorno circa 10 minuti prima della palla a due. Sarà così tutto l’anno in questa stagione cominciata senza tifosi, tante sorprese, gare decise all’ultimo tiro. Come ha detto Kyle Hines, “the marathon begins”.

IN AEREO CON GIGI E MICHAEL
L'ALLENAMENTO
IL PULLMAN