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Workshop di One Team: ecco la storia dei progetti dell’Olimpia Milano

17/09/2020
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La 10’ edizione del Workshop di One Team, quest’anno si è svolta on line. E’ l’appuntamento durante il quale tutte le società partecipanti all’EuroLeague e all’Eurocap si riuniscono con i rappresentanti del progetto, per una due giorni di conoscenza, apprendimento e scambio di idee. Quest’anno Marilisa Zanini, One Team Coach dell’Olimpia Milano, ha partecipato come relatrice e ha portato la sua esperienza ai nuovi team che entrano a far parte del programma One Team. Ecco l’intervista rilasciata all’organizzazione durante il workshop.

I vostri sforzi in questa stagione sono stati fantastici, facendovi guadagnare un posto nella rosa dei candidati per gli One Team Awards. Puoi parlarci un po’ dei programmi a cui hai preso parte, sia quello che siete riusciti a completare che quello che avete avviato ma che purtroppo non siete riusciti a completare a causa dell’epidemia di COVID?

Il primo progetto, quello che si è concluso portando a termine le 10 lezioni è stato sviluppato e organizzato grazie al partner che da due stagioni ci affianca, ovvero Fondazione Laureus, che ha individuato una scuola in un complesso di periferia “complicato”, dove la classe che è stata seguita dal progetto, portava alcune problematiche di comportamento e regole. Ed è stato uno dei focus sul quale Michele Samaden ed io, seguiti dalla psicologa di Laureus, abbiamo provato a lavorare, ottenendo dei buoni risultati. Con un lavoro specifico, siamo riusciti a trasmettere ai bambini il senso di appartenenza e di rispetto. I feedback ottenuti sono stati positivi e importanti. Ed è solo l’inizio di ciò che di importante è stato fatto. I ragazzi hanno incontrato i giocatori ambasciatori del progetto, che gli hanno stimolati a provare ad inseguire i loro sogni. Il secondo progetto, che abbiamo iniziato ma non portato a termine a causa del virus, è stato quello di Pallafabulosa, di Fabula Onlus. Il progetto mirava ad affiancare un gruppo di ragazzi affetti dallo spettro dell’autismo, nei loro incontri settimanali di pallacanestro. Questi ragazzi, hanno un forte bisogno di sostegno e di essere costantemente seguiti nella loro routine, sarebbe stata una grande opportunità per il progetto ma anche per noi stessi, mettendoci in gioco per provare a regalare alcuni momenti importanti a loro.

Come sono andate le cose negli ultimi 6 mesi, siete rimasti in contatto con i vostri partner della comunità? Come avete continuato a svolgere un ruolo nella tua comunità?

Questo periodo è stato difficile per tutti, di più per i più piccoli. Infatti proprio per questo, durante il lockdown e lo stop forzato di queste attività, abbiamo provato comunque a stare vicino nonostante la lontananza, abbiamo preferito dare una missione ai ragazzi, più che dei compiti veri e propri, visto che ne avevano tanti, ovvero immaginarsi di essere tutti assieme e giocare una partita di basket, quindi ognuno ha disegnato il proprio pallone, e l’ha presentato in un video, che poi una volta finito, ha reso e trasmesso il senso di vicinanza e collaborazione e una grande partita di basket.

One Team è ovviamente estremamente prezioso per la vostra comunità, e tu personalmente? Come ti senti coinvolta in One Team? Cosa ne pensi del programma in generale?

Il programma One Team, è risultato un programma importante per tutta la comunità, per il team e anche per i coach stessi. Per me sin dall’inizio è stato molto importante provare a mettermi a disposizione di chi ne ha più bisogno. È stato un motivo di opportunità di crescita e provare ad offrire speranza a diverse realtà. Vedere la gioia negli occhi dei bambini dopo aver finito la sessione mi riempie il cuore. È importante creare nel tempo un percorso, un progetto che mira a creare una strada da seguire per provare ad arrivare a molte più persone.

Qual è stato il momento più significativo per te?

Tanti sono stati i momenti significativi per me durante il progetto. Uno su tutti è stato davvero fondamentale: quando sono stata abbracciata, salutata e riconosciuta dai ragazzi del progetto one team dello scorso anno, che erano nella stessa scuola dei bambini del progetto di quest’anno. È stato un momento di gioia e importante, in quanto ho capito che la direzione presa era giusta e mirata al lasciare insegnamenti fondanti nella vita di ognuno, e che quello che facevo era apprezzato anche dai più piccoli.